MIGRAZIONI
cliccare sul testo in grassetto : [MIGRAZIONI E DIRITTI UMANI
Negli ultimi mesi in Italia il dibattito sul fenomeno dell’immigrazione ha avuto una progressiva accelerazione con l’avanzare dell’iter legislativo del decreto di legge sicurezza, passato all’approvazione della Camera il 14 maggio u.s dopo un tesissimo dibattito, su cui il governo ha posto la fiducia, e che attende in questi giorni l’approvazione del Senato. Nei primi 32 commi dell’articolo 1 di tale decreto legge, introdotto dal primo maxiemendamento, sono trattati tutti temi che riguardano l’immigrazione clandestina. Il provvedimento contiene, fra altre, la contestatissima norma che introduce nell’ordinamento il reato di immigrazione clandestina punita con un’ammenda da 5mila a 10mila euro e le ronde di cittadini per segnalare alle autorità di polizia le situazioni che possono recare danno alla sicurezza urbana. Prevista anche la reclusione per chi affitta alloggi a immigrati senza permesso di soggiorno per trarne profitto. Viene istituito anche un contributo di 200 euro per acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza. Il decreto prevede la norma che consente alle autorità italiane di trattenere fino a 180 giorni nei Centri di identificazione ed espulsione tutti i migranti che vengono intercettati, in attesa che le autorità dei paesi di provenienza ne confermino le generalità, l’identità e accettino il rimpatrio. La norma attuale consente di trattenere i clandestini per soli sessanta giorni.
Una delle norme che hanno suscitato maggiori polemiche nell’opposizione ed anche all’interno della maggioranza, quella cosiddetta dei medici-spia, è stata esclusa dal decreto sicurezza alla fine del mese di aprile. Il testo prevedeva l’obbligo per i medici di segnalare alle autorità di Pubblica sicurezza le generalità e il domicilio di tutti i pazienti cosiddetti ”irregolari” che si sottopongono a cure, anche di primo soccorso. Norma che ha suscitato l’opposizione di tutte le categorie dei sanitari.
Tuttavia la questione non è chiusa perché se la clandestinità in se stessa è reato questo obbligherebbe tutti i pubblici ufficiali a segnalare immigrati senza permesso di soggiorno, medici compresi. Accanto a questa è caduta, dopo un intervento dell’on. Fini, anche la norma sui presidi che avrebbero dovuto denunciare gli studenti della scuola dell’obbligo immigrati irregolari (la cosiddetta norma sui presidi-spia).
La norma che ha una eco simbolica più forte riguarda l’approvazione delle ronde di cittadini associati per pattugliare le città e garantire la sicurezza. Mentre parallelamente una serie di tagli non consentono il pagamento degli straordinari alla polizia.
Durante il dibattito alla Camera nel suo intervento l’on. Franceschini parlando delle ronde ha evocato un tempo non lontano in cui in Italia la sicurezza è stata affidata a gente che girava con le camicie dello stesso colore. Poi ha attaccato duramente il governo sulla questione dei ‘bambini invisibili’, quelli che le madri non potranno denunciare all’anagrafe, poiché senza permesso di soggiorno.
Tale decreto legge, visto dalla Lega come uno dei punti qualificanti del governo, reca in sé provvedimenti che danno adito a cogliere analogie con le leggi razziali del tempo del fascismo e che ha suscitato reazioni preoccupate da più parti : tra tante si può ricordare Famiglia cristiana che ha denunciato il ritorno alle leggi razziali e lo sdoganamento nelle aule del senato del “soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba che spira nelle osterie padane” (15 febbraio 2009), e a livello locale un documento dell’Agesci ripreso da Adista.
Soprattutto l’introduzione del reato di immigrazione clandestina costituisce uno dei punti controversi. Ma al di là delle misure concrete decise dal governo il fenomeno che più preoccupa è il montante sentimento che la sicurezza sia il primo problema e che esso dipenda dalla presenza di immigrati irregolari identificati tout court con una presenza delinquenziale nel nostro Paese.
Non è solamente un problema italiano, anche in altri paesi europei la questione dell’immigrazione stenta ad essere affrontata con politiche lungimiranti anche per la mancanza di una visione globale e di un progetto politico sul tema, strumentalizzato piuttosto agli interessi strettamente propagandistici.
La pressione mediatica sull’opinione pubblica da tempo sta generando la sensazione che il primo problema del paese sia la sicurezza e, a questo collegato quasi esclusivamente, il problema dell’immigrazione clandestina, dimenticando peraltro quanto alta sia la presenza di immigrati irregolari a cui si affidano i servizi alla persona come badanti e altro in un numero sempre maggiore di famiglie italiane.
La posizione della Lega e del governo Berlusconi appare come un tentativo demagogico di cavalcare i sentimenti xenofobi presenti in vaste aree della popolazione del nostro Paese giungendo sino alla diffamazione di organismi internazionali come l’UNHCR e creando un isolamento dell’Italia di fronte alle istituzioni internazionali.
I recenti respingimenti di immigrati riportati da due motovedette italiane in Libia hanno evidenziato la linea del governo Berlusconi dominata in questo settore dalla Lega : nessun accertamento è stato effettuato se vi fossero almeno tra di loro rifugiati politici riconsegnandoli alla situazione drammatica di sfruttamento e di violazione dei diritti umani a cui sono esposti in un Paese che non ha firmato la convenzione sui diritti umani. Raniero La Valle di fronte all’ordine di respingimento parla di ‘crudelizzazione’ della politica italiana : “L’Italia sta vivendo una tragedia. Perché da un lato il presidente del Consiglio offre materia da avanspettacolo e i suoi avvocati in tv ne difendono il diritto ai lazzi ; dall’altro il suo ministro degli Interni dà al Paese un volto feroce che getta la gente nel pianto. Quello che è avvenuto sulle due motovedette della marina che andavano a scaricare i profughi in Libia, e che gli stessi militari hanno raccontato (ma uno di loro ha detto che mai oserà raccontarlo ai suoi figli), scrive una pagina d’infamia nella storia del nostro Paese.” (Raniero La Valle, L’ordine infame, Liberazione 10 maggio 2009)
Ma ancor più la scelta attuata dal governo italiano di respingere gli immigrati provenienti dalla Libia ha suscitato le proteste e le rimostranze di istituzioni internazionali in difesa dei diritti umani, in particolare da rilevare la protesta dell’UNHCR Alto commissariato dell’ONU per i rifugiati che ha posto la questione del rispetto di diritti umani fondamentali. Il fenomeno dell’immigrazione non può essere risolto sulla base di scelte dettate dalla demagogia e orientate, nella campagna elettorale in corso, a canalizzare o recuperare voti .
La questione che si apre è allora quella riguardante i diritti, tra cui anche il diritto di sfuggire dalla povertà e di essere soccorsi in stato di necessità. Riprendendo l’espressione del card. Tettamanzi, che ha recentemente svolto una chiara lezione su perché dobbiamo ringraziare lo straniero che viene in mezzo a noi (La Repubblica 11 maggio 2009), si potrebbe dire che i diritti dei deboli non sono affatto diritti deboli.
L’ultima assemblea della Conferenza episcopale italiana ha espresso la raccomandazione di guardare al fenomeno delle migrazioni non secondo l’ottica di un multiculturalismo, cioè di formazioni di enclaves escluse e separate, esperienza che ha dato frutti negativi in altri paesi europei, ma secondo la prospettiva dell’interculturalismo, che è scambio arricchimento e condivisione del territorio : "chi arriva non è invitato a negare la propria identità ma a viverla nel rapporto con gli altri". Nella conferenza stampa con i giornalisti mons. Crociata, segretario generale della CEI, ha espresso a riguardo delle norme sulla sicurezza "l’esigenza imprescindibile del rispetto per i diritti fondamentali di ogni persona umana" (Avvenire, 26 maggio 2009).
Le questioni sono molteplici e vanno affrontate con spirito di ricerca al di là degli slogan semplicistici o delle polemiche sguaiate anche se la situazione presenta caratteri di emergenza democratica a fronte di una deriva di tipo xenofobo e razzista presente a livello diffuso e avallata se non alimentata dai pronunciamenti dei responsanbili del governo - non ultimo quello del premier secondo cui l’Italia non deve diventare un paese multietnico - e dalle misure di legge salutate come conquiste e fine di una politica di stampo buonista. Ma dove non si riconosce l’uomo nei suoi diritti fondamentali si va verso una situazione di disumanizzazione e imbarbarimento, in cui il dominio senza rispetto delle convenzioni internazionali si connota con i tratti della dittatura, magari non espressa attraverso la palese violenza fisica, ma altrettanto pervasiva e violenta nelle forme sofisticate del martellamento massmediatico, del controllo dei mezzi di comunicazione e della propaganda demagogica.
A partire da queste considerazioni abbiamo pensato di organizzare un seminario su migrazioni e diritti umani, per approfondire tematiche relative allo snodo centrale che riguarda i diritti non solo di chi regolarmente abita e lavora come straniero nel nostro Paese e nei Paesi europei, ma anche dei cosiddetti irregolari o clandestini.
A tal proposito è di particolare interesse il disegno di legge regionale della regione Toscana che non usa il termine irregolari, ma ‘immigrati temporaneamente presenti’ e offre un tentativo di affrontare il fenomeno globale dell’immigrazione secondo una prospettiva che mantiene la dimensione imprescindibile del rispetto dei diritti umani. Intendiamo in questa giornata interrogarci innanzitutto sull’esigenza del rispetto dei diritti umani dei migranti in quanto sono uomini e donne aventi una propria dignità inalienabile.
Cercheremo in un secondo momento di accostare ad una lettura degli aspetti globali, anche una lettura più attenta al locale considerando quanto sta avvenendo nel Centro Italia sia a livello di fenomeni, sia in prospettiva di politiche sociali e di cittadinanza.
La terza sessione del seminario intende offrire materiali per un’interpretazione di quanto sta accadendo nel fenomeno migratorio e individuare elementi per assumere la portata di cambiamento e delle nostre società e del nostro modo di vivere in modo da leggere come ambito in cui non vi è tanto una ‘questione sicurezza’ ma ben di più una epocale ‘questione integrazione’. I fenomeni di spostamenti di popoli sono un fenomeno non passeggero, non arginabile con misure di uno o altro tipo, un fenomeno strutturale del nostro mondo che esige visioni ampie e capacità interpretativa sui percorsi possibili nella accoglienza e gestione responsabile di tali movimenti. Stiamo infatti vivendo un trapasso culturale epocale, ricco di elementi di destabilizzazione e di potenziale conflitto e violenza, ma anche recante valenze positive, queste sì da assumere e governare, a livello di mentalità, di cultura politica ed anche di ripensamento delle diverse esperienze religiose.
Pistoia 29 maggio 2009 - Gli organizzatori del seminario

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