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Nissim "Perspectives N°4"

Auteur : Espaces

IL DIALOGO INTERCULTURALE :
UN “LIBRO BIANCO” DEL CONSIGLIO D’EUROPA

fr. Gabriel Nissim, o.p.
Strasbourg

La scommessa, centrale nel momento presente – forse la più grande scommessa della nostra epoca – è indicata dalla pagina di presentazione di questo Libro bianco : una diversità culturale come non la avevamo conosciuta in nessuna epoca, da gestire con uno spirito veramente democratico.
Questa diversità è veramente inscritta nella storia del continente europeo “fino dalle sue origini” ; ma essa attualmente, in virtù della globalizzazione, ha raggiunto un’ampiezza tale che se noi lasciamo i processi al loro corso, vi sarebbe il grande rischio di veder nascere una società caratterizzata da ignoranza reciproca e da stereotipi, da paure e ostracismi.
Questo Libro bianco, invece, intende inserirsi nel progetto di una società aperta “che privilegerà l’integrazione di tutti gli individui nel pieno rispetto dei loro diritti fondamentali”. La convinzione che lo anima, è che il rispetto della diversità culturale è compatibile con quello di valori fondamentali condivisi, cioè “la dignità umana di ogni individuo”, e “l’idea di un’umanità comune e di un destino comune”.

Altrimenti detto, è possibile tenere insieme una base comune di “valori universali condivisi” insieme a “identità diverse” : e il mezzo per ottenere questo è proprio il dialogo interculturale.

L’approccio interculturale offre “un modello di gestione della diversità culturale” che non è ancora stato effettivamente realizzato, e inoltre rappresenta la via per costruire un’autentica identità europea. Il meno che si possa dire è che questa convinzione non va da sé.

Poiché, all’interno della nostra società globalizzata, sono forti le tendenze alla rivendicazione di “territori” particolari, siano essi geografici o simbolici (linguistici, corporativi, religiosi, etc.). L’assenza di frontiere è un fattore di timore nei confronti dell’altro. Di fronte a questo sentimento d’insicurezza, l’affermazione dell’universalità può ridursi a un’attitudine di tipo volontarista, che sottovaluta la diversità culturale ; essa può anche non essere altro che un ripiegamento conservatore nei confronti di un universalismo che, per quanto generoso sia stato, in realtà nascondeva spesso una forma di eurocentrismo culturale o religioso. Allo stesso modo in cui l’uniformità è la caricatura dell’unità, il giacobinismo o certi centralismi religiosi non sono altro che la caricatura del vero universalismo.

Il grande merito di questo Libro bianco è anche quello di proporre una nuova concezione dell’interculturalità e, senza sacrificare la visione universalista, di esplorare i sentieri di un percorso interculturale che possa dar luogo a una coesione sociale vera, non eliminando le differenze, ma facendosene carico.

Rompere con i modelli del passato

La novità di questo Libro bianco è quella di distinguersi nettamente da due modelli contrapposti realizzati negli ultimi decenni : l’assimilazione e il comunitarismo. Esso evidenzia i limiti di questi due modelli, i cui effetti negativi oggi sono evidenti. Il comunitarismo in modo particolare ha “favorito l’isolamento di comunità e la reciproca incomprensione”. Esso rinchiude anziché aprire. Realizzabile quando era un modus vivendi tra comunità autoctone (per esempio nei Paesi Bassi), ha rappresentato allora un reale progresso nei confronti del dominio di una maggioranza sulle minoranze (per esempio, secondo il modello “cuius regio, eius religio”), ma incontra i propri limiti, quando le “comunità” in questione hanno le loro radici fuori dal territorio dove esse vivono.

Quale modello allora mettere in atto oggi ? Il Libro bianco propone un sistema interculturale in cui il dialogo interculturale è un elemento essenziale. Questo sistema interculturale vuole integrare lo scopo dei due sistemi precedenti. Da un lato assume dal modello dell’assimilazione, l’affermazione centrale dell’uguale valore di ogni essere umano, senza alcuna discriminazione, valore che deve essere riconosciuto in quanto viene prima di tutte le differenze, sia che si tratti di differenze di sesso, di cultura o di altro genere. Dall’altro lato, riprende dal comunitarismo il riconoscimento delle differenze culturali, rifiutando così l’eurocentrismo come ogni altro etnocentrismo. Il tenere insieme queste due affermazioni costituisce il fondamento del dialogo e nello stesso tempo ne manifesta la necessità. Ispirandosi senza dubbio ad alcuni pensatori contemporanei, come Lévinas, Ricoeur, Arendt, accentua “l’ospitalità” e su “l’apertura” che si dona reciprocamente. La convinzione di base è che l’identità di una persona come anche quella di una comunità di uomini, non è né immutabile né univoca ; e che, pertanto, questa identità, lungi dall’essere minacciata da “l’altro”, al contrario si arricchisce, si evolve e parimenti può trovare la sua piena dimensione soltanto nel dialogo e nell’incontro con l’altro. Ogni identità umana è unica e originale, ma per questo stesso motivo è particolare e limitata ; può quindi trarre beneficio anche dall’apporto dell’umanità dell’altro, con la quale, in quanto umana, è capace di comunicazione e di interscambio.

Orientamenti concreti

Il Libro bianco esplora cinque ambiti in cui sviluppare concretamente questa sistema interculturale : la governance democratica, la cittadinanza, l’apprendimento di competenze interculturali, gli spazi per il dialogo e le relazioni internazionali. Esso propone alcuni orientamenti all’interno di questi ambiti, accompagnate da proposte di iniziative per l’azione dello stesso Consiglio d’Europa.

Tra i punti salienti, si può citare in primo luogo la necessità di una cultura politica della diversità : il modello dell’unità nella diversità sulla base del quale l’Europa cerca di costruire sé stessa, è da trasferire ai differenti livelli dell’organizzazione politica e a tutte le forme di governance. In tal modo non si possono quindi mettere a punto i problemi di ordine interculturale applicando puramente e semplicemente la regola democratica della prevalenza della maggioranza.

Altrimenti detto una democrazia credibile, di fronte alla diversità culturale, deve inventare alcune esperienze che sappiano rispettare anche le minoranze. I governi sono dunque invitati a mettere in pratica una politica, coordinata ai più alti livelli, credibile in campo interculturale, in particolare per lottare contro la discriminazione e tutto ciò che genera odio.

Il Libro bianco non esita a promuovere l’accesso delle minoranze culturali in posizioni di responsabilità, e se evita la definizione di “discriminazione positiva”, suggerisce “misure positive adeguate”. Prende posizione senza ambiguità in favore del diritto di voto degli stranieri alle elezioni locali e regionali.

Il Consiglio d’Europa si prefigge di essere un “Forum regolare per il dialogo interculturale” e lancia a partire dal 2008 una campagna su scala europea contro la discriminazione, campagna alla quale i media e la società civile sono vivamente invitati a prendere parte.

La libertà d’espressione nella diversità delle culture.

Una lunga sezione (n° 81-84) è dedicata alla libertà d’espressione, che fa allusione senza dirlo apertamente alla “crisi delle vignette”. Il Libro bianco non apporta purtroppo in questo caso molti elementi nuovi rispetto alla legislazione della Corte europea dei Diritti dell’uomo (note 1).

Più in generale, relativamente al ruolo che i media dovrebbero giocare all’interno del dialogo interculturale, il Libro bianco non mette sufficientemente in rilievo il ruolo chiave che giocano i media nei confronti dell’interculturalità. Esso non valuta adeguatamente la potenza di suggestione e di impatto che hanno i media sulle mentalità : non solo perchè i media possono favorire delle reazioni xenofobe, ma in modo più positivo quando i media si mettono al servizio del dialogo interculturale, quando si presentano come luoghi di incontro, di comprensione reciproca, di interscambio e di relazioni. In breve, i media in quanto “mediatori” tra i gruppi culturali e sociali, sul piano nazionale o internazionale.

Competenze interculturali da acquisire.

Sul ruolo dell’educazione, invece, il Libro bianco avanza alcune proposte che beneficiano di tutte le esperienze acquisite in questo campo dal Consiglio d’Europa. Esso insiste giustamente sulla necessità per chiunque di acquisire delle reali “competenze interculturali”.

Esorta a sviluppare queste competenze in diversi ambiti. Il campo linguistico anzitutto : rispettare le diversità linguistiche, sviluppare politiche linguistiche. In secondo luogo l’insegnamento della storia, a cui il Consiglio d’Europa fa attenzione da molti anni : numerosi seminari sono stati recentemente dedicati a un insegnamento della storia che faccia posto alla diversità di punti di vista nazionali e culturali. L’insegnamento di tutto ciò che concerne il fatto religioso o comunque relativamente alle convinzioni, è stato oggetto di una giornata di incontri tra il Consiglio e le religioni, il giorno 8 aprile 2008 (note 2). Tutto ciò sarebbe da inserire all’interno del programma dell’educazione scolastica, universitaria, formale e non-formale. Per raggiungere questo scopo, è necessario assicurare una formazione dei formatori. A tal fine è stato appena costituito un centro ad Oslo, che dovrà giocare un ruolo di proposta e di riferimento.

Bisogna sperare che il Libro bianco non sia semplicemente una bottiglia gettata nel mare, poiché esso apporta una visione nuova dell’interculturalità e del modo concreto per metterla in opera. Propone numerose iniziative e misure, sia per le politiche governative sia per i diversi componenti della società : associazioni, ONG, chiese, cittadini – e soprattutto per lo stesso Consiglio d’Europa. Avrà il Libro bianco l’eco che merita presso i poteri pubblici in un contesto dove le politiche relative ai problemi di migrazione sono essenzialmente di difesa ? I governi faranno una scelta diversa da quella di seguire o di incoraggiare le reazioni di paura da parte delle popolazioni ?

Questo Libro bianco non è la panacea, ma ha certamente il merito di proporre un quadro concettuale nuovo e piste di azione politica e sociale per fare della diversità di culture una ricchezza e non più una minaccia. È rivolto a tutti quelli che considerano le sfide poste dalla nostra società interculturale, ma che vogliono risolverle mettendo

in pratica senza attendere quanto il Libro bianco propone. È in gioco indubbiamente la questione di una vera coesione sociale, di una vera democrazia, nei prossimi anni, in Europa e nel mondo.

1 Questa giurisprudenza privilegia il diritto alla libertà d’espressione, compresa una critica libera alle religioni, a condizione di non oltrepassare il limite del “discorso di odio”.

2 Il Libro Bianco ha tutta una sezione dedicata alla questione del dialogo interreligioso – si rimanda a questo proposito all’articolo di Alessandro Cortesi.



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